« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

mercoledì 26 novembre 2014

Aranycsapat: il capolavoro incompiuto di Gusztàv Sebes

A volte mi sono chiesto se esistono parametri oggettivi per definire il bello: e finisco sempre col ricordarmi della scena della prima lezione del prof. Keating (alias Robin Williams) ne "L'attimo fuggente", quando invita i suoi alunni a stracciare e gettare via la prefazione al libro di testo di letteratura, la famigerata "Come comprendere la poesia- di Jonathan Evans Prichard, professore emerito" definendola escrementi (i doppiaggi italiani mi sono sempre piaciuti tantissimo, ma mai come in questo caso avrei voluto una resa migliore dell'originale inglese shit).



lunedì 24 novembre 2014

La vita inizia a... 70 anni! La storia incredibile di Lamberto Boranga

Quando pensiamo al calcio, pensiamo a ragazzi nel fiore degli anni che corrono per 90 minuti dietro a un pallone in un campo che può superare i 10000 metri quadrati di ampiezza (assumendo un massimo di 120 m per la linea laterale e di 90 m della linea di fondo). Addirittura un calciatore, superati i 30 anni, sa che va avvicinandosi a quelli che sono gli ultimi anni di carriera. Ci sono le dovute eccezioni ovviamente: ad esempio a Madrid, l'11 luglio del 1982, ad alzare al cielo la Coppa del Mondo fu il portiere classe 1942 Dino Zoff. Ma c'è un'eccezione ancora più straordinaria.
Il 13 ottobre 2013, allo stadio Ennio Tardini di Parma, si è disputata una partita speciale, che più che una partita è una grande festa: si festeggiano i 100 anni di vita del Parma F.C., la gloriosa squadra crociata che ha scritto tante grandi pagine di calcio, soprattutto negli anni 1992-2005, quando era una delle formazioni più temibili d'Italia, ma anche d'Europa.

sabato 22 novembre 2014

C'è del marcio in Danimarca? La delusione azzurra a Euro 2004


L'Europeo 2004, disputatosi in Portogallo dal 12 giugno al 4 luglio, per tanti aspetti è stato un appuntamento calcistico entusiasmante, e per molti altri memorabile. Innanzitutto per il verdetto finale che ci ha lasciato: il vincitore infatti non è stato uno dei classici squadroni storici come la Francia o la Germania, e nemmeno il temibile Portogallo padrone di casa, ma a trionfare è stata la cenerentola del gruppo, la Grecia, che senza campionissimi di livello assoluto, ma con un'organizzazione di gioco quasi perfetta datale dal c.t. tedesco Otto Rehhagel e una forte unità di gruppo è riuscita, con dei carneadi come Zagorakis (alla fine votato migliore calciatore della rassegna continentale) e Charisteas (suo il gol decisivo in finale) e pochi calciatori conosciuti a livello internazionale (ad esempio il fantasista dell'Inter Karagounis) a mettere in riga grandi potenze calcistiche come Spagna, Francia, Repubblica Ceca e Portogallo (per una curiosa coincidenza i greci hanno sconfitto i lusitani due volte, sia alla partita inaugurale del campionato europeo sia in finale) e a batterle, non dimostrandosi mai inferiore a queste squadre sul piano del gioco.

mercoledì 19 novembre 2014

In Val di Sole col Napoli nel cuore: Dimaro 2014

Questo post ha un taglio diverso rispetto agli atri: una volta tanto metto un momento da parte il racconto di fatti che possono essere ricondotti alla "cronaca", e voglio raccontarvi una storia decisamente più personale.
Protagonisti due tifosi del Napoli, amici di vecchia data, l'uno alla sua scrivania a preparare anatomia, l'altro a casa sua, a  Milano, a godersi una serata di relax dopo una lunga di giornata di lavoro nel capoluogo lombardo.
Da qui parte questa storia: ore 22:30, stanchissimo sto chiudendo i libri, cercando ancora di ricordare il decorso dei seni venosi della dura madre (brutta storia questa, fate finta che non ve ne abbia mai accennato), quando arriva una notifica su Facebook. Un messaggio di poche parole: "Allora? Che ne dici di Dimaro?"



lunedì 17 novembre 2014

Come è bello sostenerti la domenica alle tre!

L'idea per questo post mi è venuta in una domenica di stadio, in Curva A al San Paolo. A un certo punto la curva, fra i tanti cori di incitamento alla squadra, ne intona uno in particolare


Il verso finale del coro mi ha fatto riflettere una volta tornato a casa, e ha dato anche il titolo a questo post: Come è bello sostenerti la domenica alle tre!
Al giorno d'oggi infatti non è affatto scontato che la squadra si sostenga precisamente la domenica alle tre, o per essere precisi alle 15:00. Anzi, se la squadra è una di quelle che partecipa stabilmente alle coppe europee (e fortunatamente fra queste rientra anche il Napoli, da un paio di stagioni a questa parte) potrebbe addirittura essere un evento raro giocare al canonico orario della domenica pomeriggio tanto caro ai tifosi.

venerdì 14 novembre 2014

12/04/2000: Il giorno di dolore che un Fenomeno ha


Potrei cominciare da questa istantanea, vivida nella mente di molti, e anche nella mia, nonostante avessi ancora 7 anni quel giorno. Una foto che abbiamo poi visto e rivisto circa mille volte, tanto da renderla una delle immagini più conosciute del calcio di inizio millennio.
Un po' me la ricordo l'aria che si respirava allora, nell'anno 2000, la porta per il III millennio, e adesso mi fa anche sorridere come, da quella data, poco o nulla di ciò che nell'ultimo secolo del millennio precedente si era immaginato dovesse succedere: mi viene in mente ad esempio L'Odissea nello spazio profetizzata da Stanley Kubrick per il 2001 (il film resta di altissimo valore però, se non lo avete visto fatelo: non rimarrete affatto delusi!); o al pericolo del Millennium bug; o alle varie "profezie" (ovviamente infondate) sull'Apocalisse e la fine del mondo in cui l'umanità si sarebbe imbattuta.

mercoledì 12 novembre 2014

I nonni del calcio: il Notts County

Il calcio è, senza ombra di dubbio. il gioco di squadra più conosciuto e praticato nel mondo: in qualsiasi angolo del pianeta infatti potreste trovare chi, almeno una volta nella vita, abbia preso a calci un pallone. Di questo gioco sappiamo praticamente tutto, o meglio crediamo di sapere tutto, tanto che in Italia abbiamo, come abitudine ormai saldamente radicata in noi, la pretesa di conoscere il calcio meglio degli addetti ai lavori: ogni lunedì, dopo la giornata di campionato, nei bar di tutta la nazione persone di tutte le età "giocano" a fare l'allenatore/il dirigente/il presidente, a dare la propria soluzione ai mali che affliggono la propria squadra del cuore. Di una cosa però, ne siamo certi: conosciamo tutti bene le regole basilari del gioco, salvo qualche piccola eccezione (e non parlo solo delle ragazze a cui va spiegato costantemente il fuorigioco!).
Eppure, nessuno di noi sa rispondere con certezza alla domanda: "Chi ha inventato il gioco del calcio?".
Mentre ad esempio per il basket abbiamo dati necessari per stipulare un vero e proprio atto di nascita, con luogo di nascita (Springfield College di Springfield, Massachussets) data di nascita (1891) e nome del genitore (l'insegnante di educazione fisica canadese James Naismith), per quanto riguarda il calcio dobbiamo parlare per approssimazioni: di certo sappiamo che il luogo di nascita è l'Inghilterra, precisamente i college nei quali studiavano i rampolli della medio-alta borghesia inglese; già per quanto riguarda la nascita le cose si fanno più vaghe, ma possiamo parlare con una buona approssimazione della metà del XIX secolo, mentre il nome di chi partorì l'idea di prendere a calci un pallone (per lo meno, in maniera simile a come lo facciamo oggi) non ci è dato saperlo.
Possiamo però parlare di date precise se ci riferiamo alle prime manifestazioni del calcio fuori dall'ambiente scolastico: risale al 1863 l'atto di fondazione della Football Association (FA), la prima lega calcistica della storia. Fra i membri fondatori della lega c'è il protagonista della nostra storia: il Notts County, ovvero il club professionistico più antico del mondo.

lunedì 10 novembre 2014

The dark side of the... football: l'incredibile storia del PFFC

Inizio degli anni '70, Inghilterra. Il calcio inglese comincia un periodo di vistosa flessione: la nazionale, che era stata eliminata a Messico 1970 ai quarti dai tedeschi, cominciava il suo lento declino che l'avrebbe portata a mancare dai palcoscenici internazionali per ben 10 anni (si qualificherà a una fase finale di una competizione solo nel 1980, al campionato europeo di calcio disputato in Italia). In First Division, il massimo campionato inglese (che tale sarebbe rimasto fino alla costituzione, nel 1992, della Premier League) diverse squadre si trovavano ai vertici, scambiandosi anno dopo anno lo scettro di campione: l'Arsenal allenato da Bertie Mee, che riuscì addirittura a centrare il double nel 1971, il Derby County di Brian Clough e il Leeds United del suo acerrimo rivale, Don Revie, e il sempre presente Liverpool di Bill Shankly, ai suoi ultimi anni alla guida dei Reds.
Ma, per quanto anche questi siano squadre e personaggi straordinari, la cui storia merita di essere raccontata (un giorno sicuramente lo farò); non è di questo che vi voglio parlare oggi.
Proprio negli stessi anni giocava una squadra speciale. Non andatela a cercare in nessuna divisione calcistica inglese di quegli anni, né fra i professionisti né fra i dilettanti: non la trovereste. Infatti vi voglio raccontare di una squadra che giocava a livello amatoriale, ma non per questo poco importante: il PFFC. E fin qui niente di strano, direte: ma andiamo a vedere l'undici titolare di questa formazione.
Waters, Wright, Adamson; Mason, O'Rourke, Richardson; Gilmour, Watts, Howard, Thorgerson, Max.
Vi ho dato una mano, ho messo in grassetto il vero motivo per cui il PFFC mi ha colpito così tanto, quando ho scoperto della sua esistenza, non più di tre giorni fa. Ma sarebbe più corretto chiamare la squadra col suo nome completo: Pink Floyd Football Club. Sì, proprio così: Pink Floyd; e i "calciatori" i cui nomi sono evidenziati non sono altro che Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour, il quartetto base di uno dei più grandi fenomeni musicali della seconda metà del XX secolo. E scusate se è poco.

domenica 9 novembre 2014

Il più rosso della Roja: la battaglia di Carlos Caszely (parte 2)


Ciao a tutti, e rieccoci qui a continuare la storia di Caszely, alla quale ho preferito dedicare due post (clicca qui per la prima parte della storia) invece di farne solo uno e sacrificare qualche passaggio delle sue vicende.
Eravamo rimasti al giorno più buio per Caszely e per il calcio cileno, il 21 Novembre 1973, quello della partita di ritorno contro l'Unione Sovietica che, però, non si presentò per protesta, e di quel gol che Pinochet volle comunque far realizzare alla sua squadra già qualificata d'ufficio alla coppa del mondo, l'appuntamento sportivo più atteso da tantissimi tifosi sparsi in tutto il mondo, che si terrà fra 13 giugno e il 7 luglio 1974 in Germania Ovest o, a essere precisi, la Repubblica Federale Tedesca.
In Cile lo scenario era sempre lo stesso per i vecchi sostenitori di Unidad Popolar: il regime di Pinochet era un regime di terrore, dal quale erano ferocemente e continuamente bersagliati, anche i non violenti. "Tutti i giorni rilasciavano 20,50 persone" racconterà Gregorio Mena Barrales, governatore di Puente Alto, località vicina alla capitale "li costringevano a firmare un documento in cui dichiaravano di non aver ricevuto maltrattamenti nello stadio, benché i segni delle torture subite fossero ancora vivi su di loro. Tutti speravamo di sentire il nostro nome una buona volta nelle 'Liste della Libertà', era logico e legittimo. Non eravamo colpevoli d'altra cosa che di essere difensori della legittimità costituzionale. In circa millecinquecento non fummo mai chiamati. Col passare dei giorni gli spalti si andarono spopolando: molti rilasciati, altri assassinati di notte e un paio di suicidi...”


sabato 8 novembre 2014

Il più rosso della Roja: la battaglia di Carlos Caszely (parte 1)

Ciao a tutti!
Dopo essermi brevemente presentato, eccomi di nuovo qui, pronto e carico, e soprattutto con una storia da raccontarvi. Una storia che davvero merita di essere raccontata.
Ricordate quando vi ho parlato del calcio non come di un gioco in cui 22 persone corrono dietro a una palla per spingerla in porta, ma come un fenomeno sociale? Ecco, è proprio a questo che mi voglio riallacciare: proprio perché fenomeno di massa, il calcio può essere, e viene spesso utilizzato, come veicolo di propaganda da un personaggio politico (vi siete mai chiesti perché Berlusconi, nonostante i tanti impegni come uomo politico, non ha mai mollato il Milan? O di come, per una curiosa coincidenza, i grandi campioni approdino in maglia rossonera proprio nella finestra di mercato immediatamente precedente a una campagna elettorale?), e i suoi attori principali, i calciatori, come figure di riferimento per i tifosi. Tifosi che sono una fetta molto grossa della popolazione, a volte un'intera nazione da guidare sapientemente in una direzione o nell'altra.

venerdì 7 novembre 2014

Presentazione

Ciao e benvenuti qui in "Calcio e dintorni, una storia infinita".
Mi chiamo Leonardo Salvato, ho 22 anni, studio medicina all'università e sono cresciuto a pane (e non solo quello, la mia pancetta può amaramente testimoniarlo) e pallone. Che sia stato giocato per strada, in un cortile, a scuola, in parrocchia, sotto casa, in un garage, o semplicemente visto allo stadio o in tv, c'è poco da fare: sono stato contagiato da questa malattia, di cui sono affetti più o meno tutti, e non riesco a guarirne. Probabilmente non ne ho nemmeno voglia.
Cosa c'entra tutto questo? Semplice: perchè qui a "Calcio e dintorni, una storia infinita" proverò, sempre nel limite delle mie capacità, a raccontarvi una serie di aneddoti, storie, racconti, fatti e avvenimenti che ruotano attorno a questo sport, spesso un vero e proprio fenomeno sociale.
"Perché lo fai?" magari mi chiederete. In verità non lo so nemmeno io. In questo stesso momento, mentre scrivo il mio primo post, il mio cervello mi sta facendo la stessa domanda, e quasi mi spinge a chiudere tutto e a lasciar perdere. Eppure non lascio perdere perché credo di avere qualcosa da dire, qualcosa da comunicare agli altri, qualcosa che ho dentro e che, benché forse io stesso non lo reputi abbastanza importante, è un qualcosa di unico e vitale, e vale sempre la pena dargli vita. Questo mi ha detto, indirettamente, una persona molto importante, ed è grazie a lei che questo blog esiste. A lei va il mio ringraziamento.
Perciò, che "Calcio e dintorni, una storia infinita" esista!
E, da vecchio liceale quale sono, vi saluto con questo (e che Manzoni mi perdoni!)
Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c'è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, e anche un pochino a chi l'ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta.
A presto!