« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

martedì 23 dicembre 2014

Bela Guttmann e il suo maleficio

Juventus Stadium, Torino, 14 maggio 2014. Si gioca la finale della quinta edizione dell'Europa League, da quando quest'ultima ha soppiantato la defunta Coppa Uefa. A giocarsi l'ambito (tranne che per le squadre italiane, anche se si spera che il vento stia cambiando, visti i risultati di quest'anno) trofeo gli spagnoli del Siviglia e i portoghesi del Benfica. C'è grande incertezza su chi sia il favorito: gli spagnoli di Emery hanno dalla loro giocatori forti e in forma come Rakitic e il bomber Bacca, ma hanno faticato non poco per arrivare a Torino, risolvendo in loro favore il derby in semifinale col Valencia solo grazie al gol della bandiera realizzato al 94', dopo che i valenciani erano riusciti a capovolgere lo svantaggio di 2-0 maturato nella partita d'andata. Leggermente meglio alla finale forse ci arrivano gli uomini di Juan Jesus, che hanno eliminato in semifinale proprio i campioni italiani della Juventus, nel cui stadio si sarebbe giocata la finalissima, in virtù del 2-1 all'Estadio da Luz e dello 0-0 dello Juventus Stadium. Inoltre i portoghesi sembrano nel complesso più pronti, essendo giunti alla seconda finale consecutiva, dopo che l'anno prima all'Amsterdam ArenA furono il Chelsea di Benitez e uno sciagurato errore nella marcatura su Ivanovic a negare il trofeo ai portoghesi.
Alle 20:45 quindi l'arbitro tedesco Brych dà il via alle danze. Ma, in realtà, in molti "sanno" che il Benfica non ha speranze e che la coppa sarà appannaggio degli andalusi.

domenica 21 dicembre 2014

Il bello del calcio: la finale di Champions League 1999

Ci sono partite che ricordi sempre con grande piacere, che non dimentichi mai. Sono delle partite che in un certo senso ti ricordano, quando le guardi, perché il gioco del calcio ti piace così tanto.
Ce ne sono tante di partite del genere, alle quali vorrei proprio dedicare una serie di post su questo blog, chiamandola "Il bello del calcio", nella quale voglio raccogliere tutte queste partite, in un certo qual modo storiche, in una specie di album dei ricordi, che (mi auguro!) sia piacevole da sfogliare ogni tanto.
La prima di queste partite che ci accingiamo a rivivere è una delle più strane e rocambolesche di sempre: la finale di Champions League 1999.

venerdì 19 dicembre 2014

La caduta di un Imperatore

Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che se hai la fortuna di sapere dare bene dei calci a un pallone, certamente ti sei garantito una vita molto più che dignitosa. Se poi sei non bravo, ma addirittura un campione... beh, hai letteralmente sbancato il lunario.
Messi, Cristiano Ronaldo, Rooney, Ibrahimovic, Eto'o: cinque fra i migliori calciatori del mondo, che più volte si sono scambiati lo scettro di calciatore più pagato del globo. Il record assoluto spetta al camerunense che, nell'estate 2011, lasciò l'Inter scegliendo di trasferirsi ai russi dell'Anzhi Makhalala, poveri di blasone ma fornitissimi in quanto a bigliettoni, visto che gli garantirono un ingaggio di ben 20 milioni e mezzo di euro a stagione.

mercoledì 17 dicembre 2014

<<¿De qué planeta viniste?>> Maradona e il gol del secolo

Per antonomasia, il momento più atteso in una partita di calcio è il gol. Tutti noi sogniamo che la nostra squadra ne realizzi uno, e che non lo segnino i nostri avversari. Ma anche noi quando giochiamo, seppur in partite fra amici che hanno scarso valore, se non quello genuinamente agonistico di godersi la vittoria, speriamo di far gol. E ci sono modi particolari di far gol che stuzzicano da sempre la nostra fantasia.
Non la pensava diversamente da noi un bambino che giocava a calcio coi suoi amici per le strade strette e sconnesse di Villa Fiorito, quartiere popolare della grande metropoli argentina, capitale del Paese, Buenos Aires.

giovedì 11 dicembre 2014

Il calcio europeo prima della Coppa dei Campioni

Gli obbiettivi dello sport sono vari a seconda dell'ottica in cui viene vista la pratica sportiva: da un punto di vista "sanitario" lo sport è utile per mantenere l'organismo in un perfetto stato di salute; in un'ottica più "sociale" lo sport è un momento di incontro e di unione; da un punto di vista "pedagogico" è un'opportunità di crescita non solo fisica ma anche morale per il bambino, che può imparare non solo a socializzare con altri bambini, ma soprattutto apprende che non può avere tutto ciò che vuole, ma che come esiste la vittoria analogamente esiste la sconfitta, e che quindi l'importante è partecipare, in un'accezione molto decoubertiniana. Sotto un'ottica però prettamente agonistica, ciò invece non conta nulla: il vero obbiettivo di uno sportivo che gareggia con altri è quello di vincere, dimostrare a sé stesso, a chi lo guarda e ai suoi avversari che lui è il migliore.
E' proprio in quest'ottica che inquadro questo post, quella della competizione, che deve rispondere costantemente a questa domanda: "Chi è il più forte?" Ma un aspetto particolare di competizione mi interessa: la competizione internazionale.

                             


venerdì 5 dicembre 2014

Il pomeriggio di gloria di Francesco Toldo

Era dal post su Euro 2004 che avevo in mente qualcosa del genere: possibile che, della gloriosa e ultracentenaria storia della Nazionale Italiana di calcio (iniziata battendo con un secco 6-2 i cugini francesi a Milano il 15 maggio 1910) io avessi parlato solo dei suoi capitoli più bui? Lì quindi nacque la voglia di raccontare almeno un grande momento di gloria degli azzurri. Alla fine ho scelto questo: non una finale mondiale, e nemmeno l'immortale 4-3 dell'Azteca (conoscendomi, sicuramente non mancherà occasione per parlarne!), ma ho preferito raccontare un momento che, a quel tempo, mi esaltò davvero tantissimo. Inoltre l'ho scelto anche per un motivo affettivo: questa partita è stata forse quella che mi ha definitivamente iniziato al calcio, e da quel 29 giugno 2000 ho cominciato a seguire in maniera spasmodica questo sport.
Quel pomeriggio, oltre all'amore per il calcio, quella partita mi regalò un nuovo idolo, da affiancare a quelli che già avevo, visto che anche prima di quel pomeriggio il pallone aveva saputo già ammaliarmi. I miei idoli erano (e penso che questo valga per quasi tutti quelli che seguivano il calcio in quegli anni) Ronaldo e Roberto Baggio. Questo nuovo idolo però era decisamente diverso dai primi due: loro infiammavano le folle, facendole esaltare e sognare coi loro gol e col loro modo unico di accarezzare il pallone, e fare ciò che volevano con quella sfera di cuoio; il mio nuovo idolo invece, Francesco Toldo da Padova, era in un certo senso l'anti-spettacolo, facendo di mestiere il portiere.

martedì 2 dicembre 2014

Nomen non tamen omen: la tragedia di Andrea Fortunato

Questa storia inizia nel meridione d'Italia, in uno di quei campi di pallone fatti di terra e polvere fra i palazzi in costruzione, sui quali batte forte il sole, come quelli che ci canta De Gregori. Lì in mezzo stanno giocando dei bambini, magari con un Super Santos comprato facendo la colletta fra gli amici, con portieri volanti, e ogni tre calci d'angolo è un calcio di rigore. Ve la riuscite a costruire questa immagine vero? E' semplicissimo, potrebbe essere la storia di ognuno di noi in questo punto, visto che il nostro amore per il calcio è cominciato pressappoco così per tutti. Ora vi chiedo: di tutti questi bambini che giocano a calcio, in quanti poi nella vita saranno calciatori professionisti? Magari in Serie A? Che domanda difficile che vi ho fatto, me ne rendo conto: è un numero incalcolabile, una proporzione difficile da fare. Ricorriamo all'approssimazione e diciamo che sono in pochissimi a farcela, e che per riuscirci uno deve sì avere talento, ma deve anche essere fortunato.