« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

venerdì 3 luglio 2015

Il Romanticismo turco

Romanticismo: Inclinazione al sentimentalismo, abbandono alla fantasticheria, al sogno e conseguente distacco dalla realtà, dalla concretezza e dallo spirito pratico. (Enciclopedia Treccani)
Questa storia è piena di romanticismo, quello vero, "per definizione". E la nostra storia di romanticismo parte in Turchia. Un posto strano per parlare di romanticismo effettivamente. Soprattutto per ciò che si sente in questi giorni, specie per quanto riguarda i vicini di casa dei turchi, i cui spiriti sono bollenti, a voler usare un eufemismo. Eppure i sogni non hanno nazionalità, né confini: sono per tutti, e raggiungono ogni landa desolata di questo mondo.
Stavolta i sogni hanno scelto il paese che storicamente fa da "ponte" fra Europa e Asia, così vicini ma così lontani. E una località che fino ad a poco tempo fa mi era sconosciuta: Adalia.

Niente male per davvero, viene davvero voglia, in questo caldissimo 3 luglio, di farci un giro...
Qui però, come in ogni angolo del globo, si gioca anche a calcio. E l'Antalyaspor, la squadra del posto, non fa di certo parte dell'aristocrazia del calcio turco, riservata ai tre grandi club di Istambul (Galatasaray, Fenerbahce e Besiktas), e nella quale da qualche anno sta timidamente cercando di entrare il Trabzonspor di Trebisonda. Ma di Adalia non c'è traccia. Se non per essere la città da cui proviene Rüştü Reçber, il più grande portiere della storia del calcio turco, che può vantare un'esperienza al Barcellona, oltre che il terzo posto ai Mondiali 2002 e le semifinali agli Europei 2008.
Come potremmo dunque noi non turchi conoscere un club piccolo come l'Antalyaspor?
A ovviare a questo problema pare ci stia pensando Gideon Gencer, il presidente della squadra turca.
Un uomo che di certo sa il fatto suo, e che ha i mezzi per farlo: una volta acquisito il club, ha fin da subito ripianato il consistente debito di 19 milioni di euro che gravava sulla società, e ha riportato la squadra in Süper Lig, la massima serie del calcio turco.
Ma non è mica finita qui: il vulcanico presidente Gencer ha infatti ancora un altro sogno da realizzare da proprietario dell'Antalyaspor, con due colpi di mercato che possano rendere la sua squadra una scheggia impazzita in grado di far saltare le carte in tavola e riscrivere, anche se solo parzialmente, le gerarchie del calcio turco, strappando a Istambul l'egemonia.
Non mi illudo: molto più probabilmente è semplicemente una grossa operazione di marketing (peraltro dal successo probabile) quella di Gencer, che sicuramente ha dato i suoi frutti: adesso fuori dalla Turchia in molti conoscono il nome dell'Antalyaspor, quelli che hanno preso Eto'o dalla Sampdoria e sono lì lì per ingaggiare dai messicani del Querétaro nientemeno che Ronaldo de Assis Moreira, ovvero Ronaldinho.
Per chi ha la mia età. ovvero dai 22 anni a salire, Ronaldinho ed Eto'o non sono due calciatori qualsiasi. E nemmeno due campioni. Ronaldinho ed Eto'o sono la coppia più bella del mondo, e che Celentano-Mori se ne facciano una ragione.
Eto'o e Ronaldinho erano infatti la coppia gol meglio assortita degli ultimi anni, le due punte di diamante di un tridente che prevedeva o il guerriero del nord Henrik Larsson o il folletto francese Ludovic Giuly, con un ragazzino di diciassette anni di nome Lionel Messi a farsi pian piano strada, e che era l'arma letale della squadra più bella, divertente e forte del mondo. Magari adesso di quel Barcellona, con loro in avanti e Frank Rijkaard alla guida tecnica, in pochi se ne ricordano, oscurati da Guardiola, Messi e tiki-taka; ma sono dell'opinione che, senza un simile antenato - che pure riuscì a vincere la Champions nel 2006 - le imprese europee del 2009, 2011 e 2015 difficilmente avrebbero visto la luce. Il Barcellona d'altronde lavora così, come una catena di montaggio degna del miglior Ford: Iniesta e Messi cominciarono da ragazzini di belle speranze con Rijkaard, Ronaldinho ed Eto'o, hanno trascinato una squadra sulle loro spalle nel periodo di massimo splendore, e adesso parecchi giovanissimi fenomeni (lo stesso Neymar magari?) stanno "imparando i trucchi del mestiere" alla loro scuola. Se il Barcellona fosse una favola, sarebbe di certo il Re Leone, e il suo Circle of life.
Ma soprattutto, Ronaldinho ed Eto'o erano romantici. Non c'è altro aggettivo per definire loro due come calciatori, fuoriclasse del loro tempo, campioni dell'era dei primissimi telefonini in grado di riprodurre brevi filmati con le loro gesta. I primi calciatori ad essere guardati e riguardati, dei quali ogni singola mossa era vista e rivista, quasi scansionata ai raggi X dagli occhi di noi ragazzini avidi di spettacolo e col bluetooth sempre attivo, sognando magari di ripetere quei gesti che tanto ci gasavano.
Una coppia che però qualche anno dopo quella Champions si smembrò: le logiche del calcio sono spietate, specie a Barcellona, dove quello blaugrana è Més que un club, e dove la vittoria è di casa, e quindi se non arriva sei fuori. Così dopo due anni assolutamente avari di trofei, le prime teste cominciarono a cadere: prima toccò a Rijkaard, sostituito da Guardiola, che scelse come suo pretoriano l'altro, quel Lionel Messi che cominciava a far paura a tutti, e scaricò Ronaldinho, libero di vestire la numero 80 del Milan. Eto'o rimase, inizialmente, mettendo la sua firma in blaugrana anche nel 2009, quando il Barcellona recuperò con gli interessi i due anni di vacche magre, ma poi salutò anche lui per scrivere un'altra grande storia, all'Inter.
Rivali sì, nemici mai.
Poi ci si mise il tempo a renderli l'ombra di sé stessi: Ronaldinho abbondava sempre in classe, ma alla velocità di pensiero rispondeva una sempre ridotta velocità di azione, divenendo sempre meno adatto ai ritmi frenetici del grande calcio europeo. Si consumò quindi il ritorno in Sudamerica, dove un calcio più lento e compassato faceva ancora al caso del Gaucho, che si tolse anche la soddisfazione di vincere un campionato carioca col Flamengo e un campionato mineiro con l'Atletico Mineiro, coi quali vinse anche la Copa Libertadores nel 2013.
Per Eto'o invece il richiamo di un contratto ricchissimo (il più ricco della storia del calcio, dal valore di ben 20,5 milioni di euro annui) lo fa spostare da Milano all'Anzhi Makhalala, in Russia, per poi tornare a far comparsate in Inghilterra (Chelsea ed Everton) e ancora in Italia (Sampdoria), dove è stato solo solo uno spettro del campione che fu, mostrando solo sprazzi della classe che lo rese il miglior centravanti d'Europa, quello in grado di (far) vincere tutto.
E adesso Eto'o ha firmato con l'Antalyaspor, con Ronaldinho che sembrerebbe in procinto di farlo a breve.
Date queste premesse, lo spettacolo non sarà di certo degno di quello che fu dieci anni fa. Una vita calcistica fa, potremmo dire. Ma non si può di certo negare a questa romanticissima squadra un grosso in bocca al lupo, e perché no anche il nostro supporto morale.
Perché ai romantici per definizione della realtà, della concretezza e dello scopo pratico interessa poco: ciò che conta è vedere loro due, e tornare a sognare ancora insieme, di nuovo.
Ed è pensando a voi romantici, a noi romantici, che chiudo questo post lasciandovi questo, oltre a un grande aforisma dedicatoci da una delle menti più brillanti dell'umanità.
"Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni" (Albert Einstein)




IMMAGINI:
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