« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

martedì 27 gennaio 2015

Sindelar e la squadra delle meraviglie

La nazionale austriaca di calcio è, senza ombra di dubbio, una delle più scarse del vecchio continente. È infatti da tempo immemore che non riesce ad essere più che una semplice comparsa nelle manifestazioni sportive che contano. A dirla tutta, spesso non riesce ad essere neanche quello: infatti la nazionale alpina manca dalla grande kermesse mondiale dall'edizione francese del 1998, mentre solo l'assegnazione, in comunione con la ben più forte Svizzera, dell'Europeo 2008 ha consentito agli austriaci di esserci per la prima volta in assoluto alla massima competizione continentale, in quanto ammessa di diritto senza passare dalle qualificazioni. Insomma, un ecatombe: naturale che la maggior parte degli austriaci si dia agli sport invernali, dove i risultati sono ben più lusinghieri.
Date queste premesse, si fa fatica a credere che un tempo la squadra austriaca fosse una delle tre-quattro squadre più forti del mondo.

sabato 24 gennaio 2015

Roger Milla: l'intramontabile leone indomabile

Esistono calciatori che, per le loro gesta sul campo da calcio, travalicano il confine del rettangolo di gioco, restando per sempre nell'immaginario collettivo come icone sportive indelebili. Così è stato per MaradonaPeleBest (l'unico alla cui memoria, che io sappia, sia stato addirittura intitolato un aeroporto). Per non parlare degli sportivi in generale, e quindi di ciò che sono ancora oggi Ayrton SennaMohamed Alì e Michael Jordan.
Più in piccolo, per il semplice fatto che il suo nome sia stato poco globalizzato, ma circoscritto al suo piccolo, ma grande e affascinante mondo, appartiene a questo club anche Roger Milla.

mercoledì 21 gennaio 2015

Coppa Italia: si può fare di più?

21 gennaio 2015, quindi nell'immediato indomani di Roma-Empoli, partita valevole per gli ottavi di finale della 68ª edizione della Coppa Italia. La partita, ieri sera, ammetto di non averla vista, per cui vado a informarmi, da buon appassionato di calcio, sull'andamento della partita fra i giallorossi e gli azzurri. Noto gli ingredienti classici di una partita di Coppa Italia: stadio Olimpico semivuoto, con soli 15000 spettatori che in uno stadio maestoso come quello romano possono addirittura sentire l'eco dei loro cori (e fischi), e squadre che lasciano spazio alle seconde linee. O per lo meno, l'Empoli così fa: infatti, mentre Garcia lascia fuori i soli De Sanctis, Manolas, Holebas e Ljajic in vista dell'impegno in campionato con la Fiorentina che ormai incombe, Sarri schiera dei titolarissimi cui si affida in campionato soltanto Mario Rui, Vecino, Maccarone e Tavano, scavando fra le seconde linee per trovare gli altri sette da schierare.

martedì 20 gennaio 2015

Il bello del calcio: I leoni di Highbury

Per quest'altro racconto de "Il bello del calcio" sono andato a scavare molto indietro nel tempo, in un periodo dove il calcio stava appena diventando, nella nostra Italia, un fenomeno di massa come lo è ai nostri giorni. Questo periodo, però, coincide con un altro momento storico della nostra nazione che, usando un eufemismo, potremmo definire non felicissimo. Questo periodo, di certo appartenente a uno dei più oscuri della nostra storia recente, ha però significato molto per il calcio: anche grazie alla presenza del regime fascista, che come tutti gli altri regimi in ogni parte del mondo e in ogni altro momento della storia, cercava in un certo senso di "farsi pubblicità" attraverso lo sport, il calcio ha assunto importanza assoluta, di cui la centralità che ancora riveste nei media sportivi e non ne è in un certo senso figlia; ed è a quel periodo che risale la nascita della Serie A come la conosciamo noi.
In un momento come questo, dove il calcio riveste una grande importanza, è quasi consequenziale la nascita di una grandissima generazione di talenti, che in campo internazionale è capace di rendere la nazionale azzurra la squadra più forte e vincente del mondo.

sabato 17 gennaio 2015

2002: L'anno del "Neverkusen"

Butt; Sebescen, Zivkovic, Lucio, Placente; Ramelow; Schneider, Ballack, Brdaric; Basturk, Neuville.
E' l'undici titolare che Klaus Toppmoller decide di schierare la sera del 15 maggio 2002 a Glasgow, in Scozia. Quella sera non si gioca una partita normale: per la prima volta nella sua storia la squadra di Toppmoller, i tedeschi del Bayer Leverkusen - che devono il proprio nome all'omonima, e altrettanto famosa, industria farmaceutica, il cui supporto economico fu fondamentale affinché la squadra calcistica prendesse vita - sta per giocare una finale di Champions League. Gli avversari sono illustrissimi, di quelli che sono degli habitué a certi palcoscenici, il Real Madrid dei galacticos Roberto Carlos, Figo, Zidane e Raul.

giovedì 15 gennaio 2015

L'ultima delle italiane: la cavalcata dell'Inter di Mourinho

C'era una volta il calcio italiano, il più avvincente, forte e ricco di campioni di tutta Europa...
Per uno che si sta affacciando solo adesso allo straordinario mondo del calcio, se gli dite che un tempo la Champions League e la Coppa Uefa erano affare esclusivamente nostro o quasi, probabilmente alle sue orecchie il nostro discorso arriverà proprio in questa maniera: come una fiaba. Se cominci a seguire solo adesso il calcio, in piena era di dominio anglo-ispanico con il Bayern Monaco di Guardiola a far da terzo, temutissimo incomodo, in un periodo dove i campionissimi come Messi e Cristiano Ronaldo (a proposito, chapeau per il suo terzo Pallone d'oro appena conquistato) sono irraggiungibili per i nostri club, stenti davvero a credere che una volta i grandi erano tutti divisi fra le nostre squadre, e che la Champions giungeva anche al di qua delle Alpi...
Per la verità, non è passato nemmeno troppo tempo dall'ultimo viaggio in Italia della coppa dalle grandi orecchie, ma secondo i canoni del calcio moderno cinque anni se non sono un'era geologica, sono comunque un'eternità. Parliamo dunque al passato, con quel tono nostalgico che si usa per queste occasioni, adesso che ci rivolgiamo all'Inter 2009-2010, quella dello storico Triplete, l'ultima delle italiane a trionfare in Europa, sperando che magari già da quest'anno si possa togliere questo ultimo "titolo" a quella grandissima squadra...

mercoledì 14 gennaio 2015

Andres Escobar e il sogno diventato incubo

Una bella sorpresa degli ultimi Mondiali - anche se fino a un certo punto, visto che gli addetti ai lavori sapevano di trovarsi di fronte a una gran bella squadra - è stata certamente la Colombia. La squadra allenata da Pekerman, composta da un giusto mix di buonissimi giocatori e da fuoriclasse come Cuadrado e James Rodriguez (capocannoniere del torneo), ha espresso forse il più bel calcio dell'intera rassegna brasiliana, dominando il proprio girone e fermandosi solo ai quarti, contro i padroni di casa verdeoro. E chissà dove sarebbe arrivata quella squadra, se avesse avuto a disposizione il suo campionissimo Falcao...

sabato 10 gennaio 2015

Il bello del calcio: "The game of their lives", USA-Inghilterra 1950

Per la seconda puntata de "Il bello del calcio" sono andato a scavare molto indietro nel tempo, per una partita che forse nessuno ricorda. Non è rimasta nella storia collettiva per una serie di circostanze: innanzitutto non fu televista, quindi solo i pochi presenti allo stadio furono testimoni diretti di ciò che sto per raccontare; inoltre non aiutò a rendere fama imperitura al match il fatto che non si trattò di una partita decisiva ai fini della competizione per la quale quel match si svolse.
Andiamo con ordine però: siamo alla fine degli anni Quaranta, e le cicatrici della guerra erano ancora molto profonde. Ovunque ci si guardasse, lo spettacolo era desolante: fame, stenti, povertà, distruzione erano dappertutto, e facevano passare letteralmente la voglia di pensare allo sport, a distrarsi. Anzi, quel giorno in Lussemburgo nel 1946 in molti avevano la paura che il Campionato mondiale di calcio, voluto fortemente dal presidente della FIFA, il francese Jules Rimet, che aveva preso il via nel 1930 e la cui ultima edizione si giocò nel 1938, cadesse nel dimenticatoio, fagocitato anch'esso dal terrore della guerra.

lunedì 5 gennaio 2015

Come eravamo: il centravanti da Vieri a Balotelli

Da una rapida occhiata ai post presenti in questo blog, avrete potuto capire che chi vi scrive è un inguaribile nostalgico del calcio che è stato e che adesso non è più. In particolare però sono nostalgico, per quanto riguarda il calcio italiano e la nostra amata Serie A, del periodo più florido e prospero della sua ultracentenaria storia: gli Anni Novanta. Un periodo che, per ragioni anagrafiche, ho vissuto di striscio, e di cui ricordo solo gli sgoccioli (gli strascichi della nostra grandeur nell'ultimo decennio del Novecento si sono trascinati fino alla metà degli anni duemila e allo storico trionfo mondiale in Germania).