« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

mercoledì 25 marzo 2015

Zvonimir il croato e il pomeriggio in cui iniziò tutto

Presso i nativi americani il nome di una persona riveste un'importanza cruciale, molto più che per noi occidentali: ne è una prova il fatto che il nome è spesso soggetto a cambiamenti nel corso della vita, proprio perché il vissuto e le qualità mostrate in esso dicono molto sulla persona, e sono indizi utili per dare a qualcuno un nome che indichi ciò che realmente è.
Fra noi europei non è così, come ben sappiamo, e il nome che i nostri genitori ci impongono alla nascita ci accompagnerà per sempre in tutta la nostra vita: ciò nonostante, credo che sia bello riuscire, in un certo senso, a "indovinare" con il nome l'essenza di ciò che sarà un giorno quel bambino appena venuto al mondo che stringiamo fra le braccia.
Ci riuscì in questo intento una coppia di Imoschi nel 1968 che, in data 8 ottobre, sceglie per l'ultimo arrivato in famiglia il nome Zvonimir.

lunedì 16 marzo 2015

Tutta colpa di Guardiola

No, non sono pazzo. Davvero penso che sia tutta colpa di Guardiola. Guardiola i suoi meriti li ha, certo, e sono evidentissimi. Ma ha anche le sue colpe, altrettanto evidenti, che hanno portato a far inciampare delle vittime eccellenti. Volete saperne una? Inzaghi. Ne volete un'altra? Seedorf. Due vittime illustri con un comune denominatore, ovvero la principale vittima di Guardiola: il Milan. Più che di Guardiola però si dovrebbe parlare di "Guardiolismo", il vero male di cui è affetto il diavolo.

mercoledì 4 marzo 2015

Il bello del calcio: 240 secondi di furia granata

Ancora euforici per i risultati delle nostre cinque squadre italiane qualificate (ma con moderazione: sono pur sempre i sedicesimi di finale, manca ancora una vita a Varsavia!) rieccoci qui con le storie, per me ormai immancabili, de "Il bello del calcio".
Partire dalla serata di giovedì sera però è in un certo senso doveroso: in un certo senso è da lì  che nasce la storia di oggi nella mia testa. In particolare da una partita precisa, quella del San Mamés: non ce ne abbiano tutte le altre, alle quali pure va un plauso per il loro rilevante risultato sportivo, ma Athletic Bilbao-Torino è stata di certo la partita più emozionante fra quelle delle nostre squadre, con un botta e risposta da parte dei granata degno di una grandissima squadra, che solo un cuore e un carattere enorme potevano supportare.