« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

martedì 21 aprile 2015

Gli ultimi giorni di Carmelo Imbriani

<<Ho sempre pensato di essere un privilegiato. Lo è ognuno di noi, quelli che ce l'hanno fatta, anche se spesso lo dimentichiamo. Troppo spesso ci passa dalla testa il pensiero che sì, abbiamo avuto un gran culo. Perché nella nostra vita siamo stati ciò che, almeno per un po', ogni ragazzino italiano sogna di essere: un calciatore. Abbiamo avuto il privilegio di vivere di passione, dono riservato agli artisti, ai grandi. Noi che grandi il più delle volte non lo siamo, se non grandi dello sport. E qualcuno ci scusi, se è poco.
Un sogno, quello di poter vivere di calcio, ciò che tutti gli altri fanno per gioco un'oretta la settimana, la sera dopo il lavoro. Per me ha smesso di essere un gioco a 13 anni, quando ho dovuto salutare casa mia, mamma e papà. Poco male però: perché stavo già scalando la mia Scala per il Paradiso, quella che cercavano i Led Zeppelin. E l'ho scalata: perché si aprirono per me le porte del Centro Paradiso. Niente di trascendentale o di etereo, attenzione: la cosa è molto più immanente di quanto pensiate. Ma è bellissimo lo stesso: perché il Centro Paradiso si trova a Soccavo, quartiere della periferia nord di Napoli, e io ero entrato a far parte delle giovanili della squadra azzurra! Ero felicissimo, e mi tremavano le gambe a pensare che, a pochi metri da me e tanti altri ragazzini pieni di speranze e di sogni come il sottoscritto, si allenavano Maradona e Careca...

lunedì 13 aprile 2015

Tutto è perduto, fuorché l'onore

Questa foto è stata scattata al minuto numero 60 della partita fra Parma e Juventus, valida per la 30ª giornata di Serie A. Essa rappresenta il pallone, precedentemente calciato da José Mauri, calciatore italo-argentino classe 1996 in forza ai crociati, che si infila nella porta alle spalle di Storari, portiere della Vecchia Signora. È il gol che sblocca il punteggio, portandolo sull'1-0 per i ducali. Un gol che risulterà decisivo, non essendocene stati altri, che regala al Parma i tre punti.
Cosa c'è di strano dopotutto? Si, è vero: il Parma è ultimo in classifica e la Juventus, come da tre anni a questa parte, sta ammazzando il campionato ed è prima con un margine enorme sulla concorrenza, ma non è mica la prima volta nel calcio che un testa-coda (così vengono chiamati in gergo le partite fra prima e ultima classificata) regala un risultato diverso da quello dei pronostici.
Ecco, se negli ultimi mesi foste stati sulla Luna, senza il minimo contatto col mondo (fino all'ultimo festival di Sanremo credevo fosse sottinteso, poi mi son ritrovato Samantha Cristoforetti intervistata in diretta da Carlo Conti e allora mi son dovuto ricredere...), questa sarebbe una risposta più che legittima.

giovedì 9 aprile 2015

Il bello del calcio: quando il Napoli mise sotto scacco il Chelsea

Anno 2004: a Londra Roman Abramovič, uno degli uomini più ricchi del pianeta e da un anno proprietario del Chelsea, solleva Claudio Ranieri dall'incarico di allenatore dei blues e affida la panchina al giovane manager portoghese, fresco campione d'Europa con il Porto, José Mourinho. Non solo: per il portoghese allestisce una squadra di altissimo livello, spendendo diversi milioni di euro per assicurarsi campioni del calibro di Čech, Carvalho, Paulo Ferreira e Drogba. Sforzi che alla fine vennero ricompensati: il Chelsea infatti conquistò il titolo inglese, il secondo della sua storia, che mancava da cinquanta anni, vinse inoltre la Curling cup e approdò alle semifinali di Champions League, frenato solo dal Liverpool che poi andò a vincere la coppa. Ma i frutti non si limitarono a quella stagione: il Chelsea entrò di diritto nell'élite del calcio europeo, in quanto uno dei club più forti d'Inghilterra e del continente.
Mentre a Londra cominciava questa ricchissima e vincente avventura calcistica, parecchi chilometri più a sud della capitale inglese, a Napoli, la situazione non avrebbe potuto essere più diversa: sulla gloriosa S.S.C Napoli si stava chiudendo tristemente il sipario dopo anni zoppicanti in Serie B, con una squadra che nulla aveva in comune con quella di Diego Armando Maradona, che meno di vent'anni prima aveva dominato in Italia e anche in Europa. Erano giorni di sgomento e smarrimento per i tifosi partenopei, che vedevano in una calda estate la loro squadra scomparire dal panorama calcistico. L'attività fortunatamente non si fermò: irruppe sulla scena infatti l'imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis, che riacquistò il titolo sportivo dal curatore fallimentare e, pur se sotto il nome insipido e insignificante di Napoli Soccer e in una categoria fino ad allora sconosciuta al calcio partenopeo, la Serie C1, il calcio continuò a esistere all'ombra del Vesuvio.
Anno 2012: allo stadio San Paolo di Napoli 52495 spettatori paganti attendono con impazienza che si facciano le 20:45, per poter finalmente assistere all'attesissimo ottavo di finale di Champions League in programma quella sera, che vede impegnati i beniamini di casa del Napoli contro i campioni inglesi del Chelsea.

sabato 4 aprile 2015

Dallo scudetto ad Auschwitz - una recensione

Ve lo ricordate Stramaccioni? "L'allenatore bambino", che a soli 36 anni si ritrovò a passare dalla Primavera dell'Inter ad allenare la prima squadra nerazzurra? Un salto incredibile, passare da ragazzini pieni di speranze e di sogni a uomini, quasi coetanei - Javier Zanetti, il capitano, era anche tre anni più anziano - che tutti quei sogni li avevano già realizzati in una notte spagnola di pochi anni prima. Ricorderete anche che l'avventura del giovane Andrea non fu proprio una favola, anzi finì abbastanza male: quella squadra, anziana e matura nei suoi componenti, si rivelò quasi "adolescente" nel modo di stare in campo e di esprimere il proprio gioco, passando dalla vittoria per 3-1 contro la Juventus, che non conosceva sconfitta in campionato addirittura da due stagioni prima, al 2-5 subito a San Siro contro la più modesta Udinese. Proprio come gli adolescenti appunto, che passano in un nulla dall'entusiasmo alla depressione. Il tutto sfumando lievemente verso un piazzamento di metà classifica, senza infamia e senza lode, fuori dall'Europa sul cui tetto quella stessa squadra era salita non più di tre anni prima, e la favola di Andrea Stramaccioni, l'allenatore bambino, in nerazzurro finì lì. Tante le attenuanti per il povero Strama, a cominciare dall giovane età e dall'esperienza che ovviamente non aveva. Difatti adesso, con qualche anno in più e il pane duro di quella stagione amara ormai digerito, sta conducendo in maniera dignitosa l'Udinese verso una stagione all'altezza di quelle che potevano essere le aspettative di tifoseria e dirigenza nel precampionato.
Ora, riuscireste ad immaginare che nella storia della Serie A c'è stato un allenatore più giovane di Andrea Stramaccioni? E che suddetto allenatore, quando di anni ne aveva 34, riuscì a vincere il campionato proprio su quella stessa panchina sulla quale si sarebbe seduto, più di settant'anni dopo, lo stesso Stramaccioni?