« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

mercoledì 27 maggio 2015

Un calcio alla paura

Quante volte abbiamo avuto paura? E quante volte avremmo voluto allontanarla via in modo coatto, deciso, come ad esempio prendendola a calci?
Da questa domanda parte la storia di oggi, in un certo senso: un lungo flashback che si risolverà solo facendo scendere in campo quest'ultimo protagonista, la paura. Che un pomeriggio, in Germania, in campo ci scese per davvero.
Navigando su internet ho scoperto, con colpevole ritardo, che l'8 maggio scorso ci ha lasciato Ilunga Mwepu, all'età di 65 anni, dopo una lunga malattia.

lunedì 18 maggio 2015

L'Avvelenata

Giovedì 14 maggio 2015, sotto la pioggia torrenziale abbattutasi su Kiev, si chiude il cammino europeo del Napoli: nella semifinale di ritorno di Europa League gli azzurri non riescono ad avere la meglio sul Dnipro (!), che anzi si impone per 1-0 grazie a una rete di Seleznyov e stacca così un biglietto per la finalissima, in programma a Varsavia il 27 c.m.

sabato 16 maggio 2015

Questione di... dieci: il terzo titolo mondiale del Brasile

Faceva un gran caldo quel 21 giugno, l'inizio ufficiale dell'estate 1970. Un'estate già caldissima prima che sia effettivamente arrivata: prima di quel 21 giugno infatti si è disputata, in Messico, la nona edizione della Coppa del Mondo di calcio, e proprio il 21 giugno alle ore 12:00, sotto una cappa d'afa soffocante, era in programma la finale.
Ultimo atto di gran prestigio: si sfidano infatti il favorito Brasile e l'Italia, reduce dal partido del siglo, l'emozionantissima semifinale vinta per 4-3 contro la Germania. Ed è un gran gala del calcio: non solo per i calciatori, delle vere e proprie stelle del calcio mondiale, che compongono le due squadre. Ma anche perché si sfidano le due nazionali più vincenti della storia della competizione, che possono annoverare due titoli a testa: recenti quelli verdeoro (1958 e 1962), più sbiaditi e sepolti dalla nebbia del tempo quelli azzurri (1934 e 1938). Una sfida attesa in tutto il mondo, oltre che per il fatto in sé della finale di Coppa del mondo, anche perché sull'aereo per Roma o per Rio de Janeiro ci sarebbe salita anche la Coppa Rimet, per non scenderne mai più: chi vinceva infatti per tre volte il titolo di campione del mondo avrebbe avuto il diritto di tenere per sé la copia originale del trofeo, che sarebbe stata sostituita, a partire dall'edizione 1974, da un altro trofeo, quello firmato dall'orafo italiano Gazzaniga, che ancora oggi viene sollevato ogni quattro anni dal capitano della squadra vincitrice.

lunedì 4 maggio 2015

4 maggio: la fine di un sogno

Stasera avrebbe dovuto disputarsi Torino-Empoli, incontro valido per la 34ª giornata di Serie A. Avrebbe dovuto, se non fosse che oggi è il 4 maggio.
Se sei nato coi colori granata addosso, allora sai che si può giocare a calcio 364 giorni l'anno. Sempre, in pratica: tranne il 4 maggio. Il 4 maggio per il FC Torino e i suoi tifosi è un po' come il sabato degli ebrei: sacro e inviolabile.
Perché il 4 maggio si è tutti meno bambini, meno vogliosi di giocare a calcio, più anziani. Il 4 maggio è una di quelle date che ti ricorda come la vita possa segnare anche quando si tratta di un fantastico gioco.
Il 4 maggio 1949, per la Torino dell'epoca, fu la fine dell'infanzia, della spensieratezza, dei sogni: perché coloro che dispensavano sogni se ne erano andati.

venerdì 1 maggio 2015

1999: quando Venezia divenne Chinofila

Venezia: una delle città italiane più belle, conosciute e visitate al mondo; fiore all'occhiello del nostro Paese, che al pari di altre realtà  nostrane come Roma, Napoli e Firenze accoglie ogni anno migliaia di turisti.
Venezia che non è mai sola: c'è sempre infatti un aggettivo vicino. Il più usato è romantica, e basta che chiediate in giro quante coppie sposate hanno scelto la città lagunare come tappa nel loro viaggio di nozze per averne conferma, senza che io vi sprechi altre parole. O, se ci siete stati, basta che ritorniate con la mente a quel giro in gondola, e capirete di cosa sto parlando. Il più noto invece è Serenissima, quello con il quale la città, e in particolare la Repubblica che essa rappresentava, sono passati alla storia. Un altro che a volte sento utilizzare è l'aggettivo malinconica, pur se questa malinconia che in un certo senso trasmettono i canali e i ponti della città contribuiscono ad accrescerne il romanticismo innato.
Io però ne ho utilizzato un altro, che ho coniato proprio per questo articolo: chinofila. Chinofila che però si deve leggere non "all'italiana", quindi col suono duro kinofila, ma far finta che la "h" non ci sia, e leggere cinofila. Letta così, senza conoscerne la grafia, potrebbe indurre un eventuale errore, per cui precisiamo: l'etimologia è quella greca per la seconda parte della parola, amore, ma non lo è per la prima, da κύων, e quindi il simpatico quadrupede, universalmente noto come il migliore amico dell'uomo, non c'entra niente in questa storia. L'etimologia è molto diversa infatti, ed è legata a un altra cose che rientra nella cerchia dei migliori amici dell'uomo: il calcio.