« In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti »

martedì 23 giugno 2015

Un artista berbero

1 luglio 2006, Waldstadion di Francoforte, quarti di finale di Coppa del Mondo: di fronte la grande favorita per la vittoria finale, il Brasile di Kakà, Adriano, del Fenomeno Ronaldo e del Pallone d'oro Ronaldinho; e una squadra che ha a lungo rischiato di non arrivarci neppure in Germania. E che una volta lì ha conquistato la qualificazione alla seconda fase solo all'ultima giornata, con un secondo posto alle spalle della Svizzera: la Francia.
Non c'è storia: e infatti non ci fu. Perché les blues schierarono in campo lui: un algerino dagli occhi di ghiaccio cresciuto nella difficile e a tratti violenta periferia di Marsiglia. Un posto che potremmo definire quasi poco francese, dove non c'è posto per l'eleganza e la raffinatezza.
Eppure lui queste qualità le possedeva in abbondanza, e le riversò tutte sul campo da calcio. Perché lui nella vita non faceva il calciatore, lui faceva l'artista, e il suo mezzo di espressione era il pallone, col quale ogni volta creava traiettorie e giocate che il pensiero di noi comuni mortali faceva fatica a dar vita.
L'artista in questione, come ogni genio che si rispetti, si esaltava nelle serate di gala, quelle che i salotti buoni del calcio attendono con ansia, quelle dove a prendersi la scena sono solo i migliori. Lui lo era, e la notte di Francoforte del 1 luglio era una di quelle notte in cui le stelle sono più lucenti del solito, la luna brilla alta nel cielo, la brezza rende placido il nostro respiro, e tutto è incorniciato affinché qualcuno dispensasse un po' di magia.
Missione compiuta.
Non mise a segno nessun gol quella sera: un vero artista non si sporca mica le mani direttamente? Sarebbe stato un qualcosa ai limiti del triviale mettere a segno un gol.
No: piuttosto mise su uno show per palati fini, con tocchi che dispensavano magia e palloni al bacio che i suoi braccianti avrebbero avuto il privilegio di mettere in porta (e che magnifico bracciante era anche lui, quel numero 12 antilliano dai movimenti da pantera che era Thierry Henry...).
Insomma, una lezione di calcio per tutti gli aspiranti campioni, avversari o compagni poco importa, che erano in campo quella sera. E che lo guardavano ammirati, assetati come noi tifosi di altre magie, come studenti di fisica a una lezione del prof. Einstein...
Quell'artista, di nome Zinedine Zidane, meno di una settimana dopo imbrattò in maniera banale la tela sulla quale stava dipingendo il suo ennesimo capolavoro, forse il più bello di tutti. Per nostra fortuna ovviamente.
Così sono gli artisti d'altronde: tanto genio, una luce abbagliante, ma anche momenti di buio pesto.
Quella sera del 9 luglio forse dimostrò che aveva ragione l'avvocato Agnelli, che lo aveva definito più divertente che utile.
Forse è per questo che amo questo calciatore: l'utilità del calcio, una volta tanto, lasciamo che sia una cosa da tecnici, da allenatori, di quelli a cui piace gente come Inzaghi, che non dribbla una sedia ma mette il pallone in porta.
Io sono un tifoso, uno spettatore.
E pago il biglietto per vedere il genio, l'arte, la fantasia, il colpo a effetto che sognerò anche nelle notti successive alla partita. Che magari proverò alla prima partitella a calcetto in qualche campo spelacchiato della provincia in cui vivo.
Fallendo miseramente, ovvio. E in quel momento alzerò ancora gli occhi al cielo, urlando silenziosamente: "Perché non mi hai dato i piedi di Zidane?"
Perché gli artisti sono pochi, mandati una tantum per dispensare bellezza e sogni. Ma che poi smettono, perché dobbiamo ricordarci che la vita di tutti i giorni è sempre lì, grigia e monotona, ad aspettarci. Ma, cavoli, dopo un colpo di genio di quelli mica è poi tanto grigia?
Per cui tanti auguri per il tuo 43° compleanno Zizou, e grazie ancora. Perché, con le tue fantastiche giocate, il regalo lo hai fatto tu a noi.
Ancora una volta.
VIDEO:
https://www.youtube.com/watch?v=XupKPQlOHqA

sabato 20 giugno 2015

Non è vera gioia se non condivisa: Genoa-Napoli del 10/06/2007

Faccio partire questo nuovo post da una citazione tratta dal film "Into the Wild" di Sean Penn. Una frase che rappresenta il cardine della socialità, dello stare insieme. Che vuol dire condividere con gli altri tutto ciò che ci accade, e ci condiziona in un certo senso. Soprattutto le gioie, che quando condivise prendono un sapore diverso, più dolce.
È curioso che, nel film, a pronunciata sia stato proprio il protagonista della storia, Christopher McCandless, il giovane proveniente da una famiglia benestante che appena laureatosi decise di abbandonare famiglia, amici, stabilità e tutto ciò che comporta la moderna civilizzazione per inseguire il suo sogno di vivere allo stato di natura nelle terre selvagge. Farlo gli provocò una gioia immensa che però rimase fine a sé stessa, poiché non aveva nessuno a cui poterla esprimere. Nessuno, eccetto il suo diario, sul quale trascrisse appunto che "la felicità è autentica solo se condivisa".
Lo sport però segue tutt'altra logica, per la quale la condivisione della gioia fra due contendenti non è possibile: c'è solo uno dei due avversari a gioire, quello che alla fine riesce a raggiungere la vittoria. E per gli altri, se tutto va bene, solo gli applausi di gratificazione, che però non tolgono di bocca l'amarezza della sconfitta. È il vecchio e immutabile principio del mors tua, vita mea. O se preferite è quella che gli 883 chiamavano La dura legge del gol. Nello sport, e nel calcio in particolare, è sempre stato così.
Poi arrivò il 10 giugno 2007.

lunedì 1 giugno 2015

Pagellone di fine anno

È il primo giugno, è lunedì e fa caldo. Tutto normale dunque. Ma l'evento che più ci interessa, a noi di "Calcio e dintorni", è che il campionato di Serie A 2014/2015 è giunto al termine. Finalmente, direbbero alcuni. Dannazione, direbbero altri.
Sta per aprirsi un'estate di astinenza calcistica come non ce ne capitavano da tempo. Da quattro anni, in effetti: questa estate non ci saranno né Mondiali, né Europei e neppure quella Confederation Cup, che sembra (?) del tutto inutile ma che, per il malato di calcio medio, è un aperitivo saporito da gustare in attesa dei grandi piatti.
Per cui sarà un'estate di (quasi) totale astinenza: un'estate durante la quale passeremo tutto il tempo a rincorrere notizie sui giornali, a distinguere le bufale dai veri scoop, e tutto quell'insieme di affascinanti fenomeni che vanno tutti uniti sotto il nome di calciomercato.
Tuttavia non è ancora il momento per tutto questo: d'altro canto il campionato è finito soltanto ieri, quindi la nostra mente è ancora proiettata al torneo appena concluso.
E proprio per questo, a conclusione del primo campionato in cui "Calcio e dintorni" è in attività, voglio omaggiare suddetto campionato, e provare a dare un'occhiata globale a ogni squadra, e assegnare un voto alla stagione di ogni compagine di A.
Insomma, voglio divertirmi a stilare un pagellone finale, nel quale darò, oltre al voto, una breve descrizione del campionato della squadra e anche i "premi individuali": due che sono statistici (il calciatore più presente e quello che ha realizzato più gol), uno invece, il Pallone d'oro, sarà semplicemente un parere, del tutto soggettivo, su quale sia stato il miglior calciatore della rosa nell'intera annata.
N.B. Come sapete benissimo, una pagella di fine anno la troverete su ognuno dei migliori quotidiani sportivi. La mia pagella vuole essere ovviamente soltanto uno spunto di riflessione, quasi un gioco. Al quale tutti voi potete partecipare! Se vi va, commentate questo post, e dite tutto quello che vi pare di queste pagelle, anche (e soprattutto!) se siete in completo disaccordo con i voti che ho dato. Sarò pronto per un qualsiasi confronto, anzi sarebbe addirittura gratificante per me uno scambio di opinioni!